Siena espugna Milano. La Rocca, si potrebbe dire, si prende la roccaforte della finanza meneghina. In pochi forse, avrebbero scommesso su una adesione così ampia dei soci di Mediobanca all’offerta lanciata dal Monte dei Paschi. Oltre il 62 per cento del capitale di Piazzetta Cuccia è stato “consegnato” a Siena. Per la seconda volta il mercato ha votato a favore del piano di Luigi Lovaglio. Lo aveva già fatto una volta, il 21 agosto scorso, quando aveva respinto la proposta “difensiva” di Mediobanca di un matrimonio lampo con Banca Generali. Ma lo ha fatto ancora più convintamente ieri, quando le adesioni all’offerta del Monte hanno sfondato la soglia del 60 per cento.

E in fila non si sono messi soltanto i grandi soci, come Delfin, il gruppo Caltagirone o i Benetton, ma anche fondi di investimento come Blackrock, Vanguard, Fidelity. Quello che secondo alcuni è il Mercato con la M maiuscola. Ma in realtà il mercato sono tutti i soci, grandi e piccoli, banche, fondi, industriali, risparmiatori, casse. E quasi tutti hanno votato, consegnando le azioni, per la bontà dell’operazione. A questo punto appare scontato che Siena, tra il 16 e il 22 settembre, quando verranno riaperti i termini per aderire, possa scavallare la soglia del 66,7 per cento che permetterà all’amministratore di Mps, Luigi Lovaglio, di disporre della maggioranza necessaria per delistare Mediobanca attraverso una fusione e rendere più agevole un processo di integrazione. In questo modo potrà dispiegare in tempi rapidi i 700 milioni di euro di sinergie promesse e avvalersi di 2,9 miliardi di crediti fiscali in sei anni. Quanto questo sia importante lo ricorda lo stesso prospetto informativo dell’offerta lanciata da Siena. L’utilizzo dei crediti fiscali genererà un significativo beneficio di capitale (500 milioni l’anno), in aggiunta al risultato netto. Inoltre, con il controllo di diritto, Mediobanca potrà aderire al consolidato fiscale nazionale di Banca Mps a partire dal periodo d’imposta successivo a quello dell’acquisto (dunque dal 2026).