Questa volta Trump non ha “sparato sul messaggero”, cioè a dire non ha licenziato il capo (ad interim) del Bureau of Labor Statistics (Bls), come aveva fatto un mese fa, quando il Bureau aveva comunicato un forte rallentamento nella creazione di posti di lavoro. Ma ne avrebbe avuto ben donde – secondo il “Trump-pensiero” – dato che un Bls recidivo ha addirittura peggiorato le cifre incriminate di maggio-luglio, e, per agosto, ha segnalato ancora un misero aumento dell’occupazione (e un aumento – vedi grafico – del tasso di disoccupazione). E come ha reagito Trump questa volta? Ha detto che i “numeri veri” (?) verranno fuori fra un anno... Non vi è dubbio, dunque, che il mercato del lavoro in America si va indebolendo rapidamente. Insieme a un tasso di inflazione ostinatamente superiore all’obiettivo del 2% che la Fed persegue (e probabilmente in accelerazione da spinta dei dazi – vedi sotto), sull’economia americana aleggia lo spettro della ‘stagflazione’: un anomalo congiunto di stagnazione e di inflazione. Come si è arrivati a questo punto? La colpa non è tanto dei dazi – questi, come si argomenterà, non hanno ancora espletato tutti i potenziali effetti nocivi – quanto dei loro effetti collaterali (incertezza) e soprattutto di altre iniziative del Presidente (caccia agli immigrati illegali, attacchi alle università, spiegamento di forze militari in altri Stati americani, adozione di una legge di bilancio che riduce le tasse ai ricchi e toglie cure sanitarie ai poveri...).
Economia Usa in affanno, il peso delle incertezze
Questa volta Trump non ha “sparato sul messaggero”, cioè a dire non ha licenziato il capo (ad interim) del Bureau of Labor Statistics (Bls), come aveva fatto un...












