Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 16:52

Nelle acque dell’arcipelago delle Pelagie sta per arrivare il nucleo Sminamento difesa anti mezzi insidiosi (Sdai) della Marina militare, incaricato di effettuare le verifiche tecniche sul relitto metallico cilindrico avvistato lo scorso sabato. Il corpo specializzato, solitamente impegnato nella difesa delle opere portuali e nella bonifica di ordigni esplosivi in acque nazionali, prenderà in carico l’oggetto che ha fatto discutere non poco.

Il mistero ha avuto inizio sabato 6 settembre, quando il motopeschereccio Andrea Doria ha rinvenuto tra le isole di Lampedusa e Lampione un oggetto metallico lungo circa 5 metri e dal diametro di un metro e mezzo. Dai primi controlli, la Guardia Costiera ha escluso la presenza di materiali esplosivi o radioattivi. L’oggetto presentava scritte in ebraico e il logo della Minhalat HaHalal, la Space Administration israeliana, un ente del Ministero della Difesa di Israele che si occupa di missili balistici e satelliti. La provenienza era chiara sin da subito, alimentando ipotesi su un possibile reperto militare o un frammento del satellite israeliano Ofek 19.

A chiarire la questione è intervenuto il ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha escluso la natura militare del reperto. “Non penso si tratti di un reperto militare israeliano. Penso si tratti di qualcosa collegato a un lancio satellitare”, ha detto a margine della cerimonia per l’82esimo anniversario della Difesa di Roma. Le sue parole hanno cercato di rassicurare la popolazione, ma il luogo e il tempismo del ritrovamento, proprio mentre alcune navi della Global Sumud Flotillastavano per partire dalla Sicilia, continuano a suscitare sospetti tra alcuni osservatori.