Mezzo secolo fa, 8 settembre 1943: e fra tanti giorni e settimane e anni cancellati dalla memoria, quei giorni nitidi, precisi e semplicissimi in quel gran cafarnao. La storia la complicano dopo gli storici, ci mettono anche quello che non c’era, la piegano ai loro gusti. E discutono, discutono su fatti che allora non ebbero né potevano avere la minima importanza, se Badoglio sapeva o non sapeva dello sbarco a Salerno, se l’ambiguità del suo proclama impedì all’esercito regio e a quello fascista di opporsi ai tedeschi.

No, non è andata così quell’8 settembre: Badoglio e il Re d’Italia erano fuori, finiti. La verità di quell’8 settembre stava fra due scelte semplici e immediate: o tutti a casa, o subito in montagna. A Cuneo, dove avevo appena giurato come ufficiale di complemento del II Alpini, vedemmo fra l’8 e il 10 la rotta della IV Armata come si vede una valanga che cade sulla montagna opposta: paura e fascino del caos.

Sant’Anna di Stazzema, tutti condannati per il massacro degli innocenti

di Maurizio Bologni

22 Giugno 2025