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Ultimo aggiornamento: 9:08

L’aereo israeliano arrivato a Sigonella – la base militare tra Catania e Lentini – ricorda ancora una volta come ci sia un pezzo di Italia marchiato a stelle e strisce. È la Sicilia, porta d’Europa e avamposto statunitense e della Nato per la una posizione cruciale nel Mediterraneo. Mentre le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla salpavano alla volta di Gaza, un KC-130H israeliano ha fatto scalo per 3 ore e 35 minuti a Sigonella per, ufficialmente, un “atterraggio tecnico”. Mentre l’opposizione attende spiegazioni su questo e altri aerei di una nazione che “sta conducendo un massacro” – come scrive Angelo Bonelli di Avs – dall’altro lato i siciliani sono sempre più preoccupati che l’isola, in questo momento storico scosso dalle guerre, possa diventare un obiettivo militare.

“La base ci espone sempre a grossi rischi, soprattutto quando soffiano i venti di guerra”, spiega Teresa Modafferi, componente dell’osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università: “Noi chiediamo – aggiunge – la smilitarizzazione di Sigonella. Base che modifica e condiziona anche il traffico aereo civile. I venti di guerra ci preoccupano, ora come in passato, ma nei momenti critici il timore aumenta”, aggiunge Modafferi. Dire no alle basi americane, in Sicilia oggi assume un diverso significato: “Abbiamo fatto un corteo con 15mila persone per dire no alla guerra, non accadeva dal conflitto in Iraq”, afferma Alfonso Di Stefano del comitato catanese di solidarietà con il popolo palestinese: “Abbiamo denunciato che è decollato l’aereo israeliano che porta munizioni, il nostro slogan è ‘La Sicilia sarà più bella senza Muos e senza Sigonella’ e organizzeremo per questo una nuova protesta per chiedere la smilitarizzazione di quella che noi è la base della morte”. Del territorio “militarizzato” fa parte anche Punta Bianca, nell’Agrigentino, dove per almeno sei mesi all’anno i militari – italiani e americani – sparano e si esercitano (da oltre mezzo secolo) nonostante il poligono si trovi ai margini di una riserva naturale, in un luogo fragile soggetto a crolli. Ma delle riserve sembra importare poco.