Ci risiamo, una nuova iniziativa della giurisdizione mette un ostacolo alle politiche del governo per il contrasto all’immigrazione clandestina. E di nuovo, per quanto di riflesso, c’entrano le strutture in Albania. Un’ordinanza della prima sezione penale della Corte di Cassazione ha sollevato un problema di costituzionalità sul contenuto del decreto dello scorso 28 marzo (disposizioni urgenti per il contrasto all’immigrazione irregolare), secondo cui se il trattenimento dei migranti non viene convalidato, la liberazione deve avvenire entro un massimo di 48 ore. In quell’asso di tempo, infatti, il Questore potrebbe presentare un nuovo provvedimento per il trattenimento. Secondo i giudici, dunque, quella norma andrebbe in contrasto con 6 articoli della Costituzione e la liberazione dovrebbe avvenire subito.
Dunque sollevato un “incidente di costituzionalità”. Piazza Cavour ha annunciato che gli atti verranno trasmessi alla Corte Costituzionale, ol[1]tre alla Presidenza del Consiglio e ai Presidenti di Camera e Senato. Ma come si genera il caso? Tutto parte da un senegalese che il 9 maggio scorso viene trasferito a Gjader, Albania appunto. Il 14 giugno costui presenta domanda per la protezione internazionale, che però viene re[1]spinta due settimane dopo dalla commissione asilo di Roma. Sempre nello stesso giorno, il Questore della Capitale chiede la convalida del trattenimento a Gjader, convalida che viene però respinta dalla Corte d’Appello di Roma. L’uomo viene quindi trasferito a Bari. Anche lì, però, il questore ha emesso un provvedimento di trattenimento per 60 giorni, motivandolo con la pericolosità sociale. Il soggetto, infatti, risulta condannato per traffico di droga e tentato omicidio. La domanda del Questore viene accolta dalla Corte d’Appello di Bari. Finita? Certamente no, perché l’avvocato dell’uomo fa ricorso in Cassazione, che lo respinge, ma segnala la “non infondatezza” della questione di compatibilità costituzionale sollevata. Dunque, in questa successione di ricorsi e provvedimenti, si dipana l’ennesimo capitolo di quella che sembra una tenzone infinita. E che infatti ha suscitato reazioni a livello politico. Dal Pd, l’Europarlamentare Alessandro Zan commenta favorevolmente l’iniziativa della Cassazione: «Si smonta pezzo dopo pezzo il mo[1]dello Albania di Giorgia Meloni». E aggiunge: «Trattenere una persona senza convalida significa violare i principi più elementari dello Stato di diritto. Questo governo vuole trasformare i cpr in zone franche dai diritti, dove la Costituzione non arriva. La sentenza certifica che la propaganda di Meloni non è solo disumana ma anche illegale».








