Nell'isola di Pantelleria l'olivo è presente sin dall'antichità.
I forti venti ne hanno forgiato il carattere, tant'è che l'olivigno Biancolilla, presente in tutta la Sicilia, qui ha un portamento del tutto diverso, strisciante, al fine di difendersi dal maestrale.
Sono gli olivi striscianti, una prerogativa dell'isola per cui si sta avviando la procedura per ottenere un riconoscimento da parte dell'Unesco.
Tronco bassissimo, a volte appena accennato, e tante branche che in parte toccano o sfiorano il suolo. Potare questi olivi è un impegno non da poco, ci si spezza la schiena e le ginocchia. Per raccogliere le olive, soprattutto quelle più in basso, verso il suolo, sono richieste acrobazie e un fisico resistente: ogni volta bisogna distendersi con pazienza a terra, e nemmeno è possibile ricorrere alle reti, come avviene altrove.
A mettere in luce questa olivicoltura estrema è stata, a fine agosto, la prima edizione di Ogghiu Pantiscu Fest, progetto ideato da Stefania De Carlis, piemontese ed ormai pantesca di adozione, col patrocinio del Comune di Pantelleria e dall'Ente Parco Nazionale Isola di Pantelleria.








