“Ipnotico” sarà un aggettivo banale? Sicuramente, ma a volte serve. A esempio per definire con una parola “Delay the Sadness” (Rimanda la tristezza) lo spettacolo di Sharon Eyal ( S-E-D, Sharon Eyal Dance) che ha aperto con uno strepitoso successo (e per tre repliche) al Teatro Carignano il Festival Torinodanza diretto da Anna Cremonini e che quest’anno si svolge un mese giusto sino al 5 ottobre. Si accavalla con MITO? La stessa sera c’era sir Antonio Pappano e la London Symphony Orchestra al Lingotto. Non sembra esser stato un problema.

Se “ipnotico” è poco gli aggettivi si possono moltiplicare. Emozionale, impressionante, magnetico e profondamente fisico. Così per esempio definisce questo lavoro il programma della Ruhrtriennale in Germania dove lo spettacolo debutta in prima assoluta dopo l’anteprima torinese, frutto di una coproduzione molto articolata dove figurano per esempio La Villette di Parigi, Orsolina 28, sede di produzione vicino a Moncalvo, dove il lavoro è nato in prova, e molte altre istituzioni teatrali. E ancora dalla Ruhrtriennale: “Sharon Eyal esprime sensazioni che non si possono dire a parole”. Come raccontarlo allora?

La scena ha quinte e fondale neri dal quale entrano ed escono gli otto danzatori che indossano calzamaglie color carne che non esaltano ma sembrano voler annullare la differenza di genere. Una sensualità algida, come emerge dai pochi passi a due e soli. Mentre il cuore dello spettacolo vede gli otto danzatori, a volte divisi in due blocchi, muoversi in file, in sincrono, sulle mezze punte a piccoli passi con millimetrica precisione Spesso attraversando il palcoscenico da cotè court a coté jardin e viceversa. A volte sparpagliandosi per tutta la scena per poi presto ricompattarsi in file. Illuminati spesso da luci laterali, da destra, che riducono i corpi a semplici profili. Un lavoro di perfezione che emoziona la mente oltreché il cuore, grazie agli otto fenomenali interpreti. Se dalla vita in giù i gesti sono coordinati e sincronizzati, i busti arcuati e le braccia sono molto più liberi. Il risultato è che lo spettatore resta ammaliato, catturato dalla danza.