Primi anni Duemila. All’Istituto Marcelline di piazza Tommaseo, in classe di Carlo Acutis, il ragazzo milanese che domenica sarà proclamato santo, è in programma l’interrogazione di matematica. Carlo e due compagni, per salvarsi, decidono di far perdere tempo alla professoressa. E così, dopo l’intervallo, non rientrano in classe. Spariti. Li cercano l’insegnante, l’assistente al piano, i compagni, ma nessuno sa dove siano. Il tempo passa e l’apprensione aumenta. La prof e l’allora preside discutono in aula e decidono: «Chiamiamo i carabinieri». È a quel punto che Carlo, insieme ai sodali, salta fuori dall’armadio di classe gridando «“buuuu”!», facendo morir dal ridere i compagni e infuriare la docente, che metterà una nota sul registro: «Gli alunni Carlo (Acutis ndr), Carlo e Lorenzo sono spariti e poi usciti dall’armadio facendo “buuu”». Quella nota, che oggi ha un sapore comico, è uno dei ricordi che il santo adolescente ha lasciato tra i banchi delle Marcelline, la scuola che frequentò per 8 anni, per poi passare al Leone XIII, dove, tuttavia, fece in tempo a studiare solo il primo anno e una parte del secondo, prima di venire a mancare per una leucemia fulminante. Tra le migliaia di persone che assisteranno alla canonizzazione a Roma, insieme ai genitori di Carlo, Antonia Salzano e Andrea Acutis e ai suoi fratelli, Michele e Francesca, 15 anni, ci sarà anche Valentina Quadrio, la sua maestra.
Valentina Quadrio, la maestra di Carlo Acutis: «Quella nota sul registro quando sbucò per scherzo dall'armadio»
I ricordi che il santo adolescente ha lasciato tra i banchi delle Marcelline di Milano, la scuola che frequentò per 8 anni, per poi passare al Leone XIII. La sua insegnante sarà a Roma per la canonizzazione: «Ma preferirei avere Carlo qui, piuttosto che un alunno santo»













