Appello della 4B, prima ginnasio del Leone XIII, anno 2005, 12 settembre, inizio delle superiori per un gruppo di ragazzini che ancora non si conoscono, il professore inizia a leggere dal registro, il primo nome è: «Acutis Carlo…». «Presente». L’altra data all’estremo di questa storia è il 29 settembre dell’anno dopo, l’ultimo giorno in cui Carlo è andato a scuola. Già programmava in Java, leggeva libri di informatica di livello universitario; è morto a 15 anni, il 12 ottobre 2006: quando aveva una «fama di santità», che negli anni successivi, in tutto il mondo, per l’età e per il rapporto coi computer, ne hanno fatto «il santo di Internet». Ecco perché le parole della madre Antonia Salzano, a 19 anni dalla morte del figlio e a pochi mesi dalla canonizzazione (prevista per lo scorso 27 aprile, rimandata per il decesso di papa Francesco), puntano al cuore nero della rivoluzione digitale: «Cosa vogliono fare con questi telefonini... Vogliono digitalizzare anche l’anima dei ragazzi? I genitori sono impreparati. E nessuno deve dimenticarlo: l’unico obiettivo di queste tecnologie è il profitto».