VENEZIA - Chiudono i negozi per i residenti, aprono quelli di souvenir, gestiti da stranieri. Un film già visto, che imperversa in tutti i centri storici. E invece no, capita anche che il nuovo regolamento anti paccottiglia venga applicato e anche in modo veloce. E così a un'attività appena aperta da un imprenditore bengalese, a Cannaregio, è stata appioppata una multa da 5mila euro per non aver presentato la documentazione in regola, e ancora peggio, se non cambierà tipo di merce, sarà costretto a chiudere del tutto.
È successo tutto nel giro di qualche settimana: a fine agosto il negozio di abbigliamento di Maria Grazia D'Ambra, in salizada de lo Spezier, a Cannaregio ha chiuso i battenti a malincuore dopo 35 anni di lavoro. Nessuno si è dimostrato interessato a rilevare l'attività di vendita di intimo e abbigliamento, con cui il negozio era registrato, dopo una vita trascorsa come punto di riferimento per il vicinato, tra una chiacchiera e un cambio di taglia negli anni, con clienti prevalentemente locali. E la titolare aveva annunciato che le sarebbe subentrato un imprenditore (straniero) il cui scopo sarebbe stato vendere oggettini per turisti a poco prezzo.
Alla signora Maria Grazia, qualche giorno dopo, l'assessore al Commercio Sebastiano Costalonga aveva consegnato un gagliardetto di simbolica riconoscenza, per l'impegno e l'amore con cui aveva condotto la sua bottega per una vita intera. Venendo a conoscenza della vicenda proprio dal giornale. Ma contemporaneamente l'assessore aveva controllato se il ventilato subentro di vendita di souvenir fosse stato in regola con le disposizioni anti paccottiglia, introdotte dal nuovo regolamento del commercio.






