VENEZIA - Giro di vite sui negozi del centro storico che non rispettano la norma “anti-paccottiglia”: due giorni fa la polizia locale è intervenuta per fermare dei commercianti cinesi che nel sestiere di Castello vendevano orologi e bigiotteria “sotto banco”, nascondendoli tra reggiseni e mutande in esposizione. E la scorsa settimana gli stessi agenti avevano scovato un venditore bengalese che in zona Santi Apostoli vendeva cianfrusaglie senza aver mai neppure presentato la Scia al Comune (segnalazione certificata di inizio attività ndr).

Il negozio al civico 5618, nel sestiere di Castello, aveva appena riaperto per la terza volta sotto la medesima gestione cinese. «Prima avevano aperto con il finto vetro di Murano e i braccialettini: li abbiamo fatti chiudere. Poi hanno provato con un’altra attività che non c’entrava nulla con il loro codice Ateco, anche lì chiusi. Infine si sono messi a vendere intimo, ma continuando a fare i furbi», ha spiegato l’assessore al Commercio Sebastiano Costalonga. «Ringrazio i cittadini che segnalano questi casi e gli agenti di polizia locale costantemente impegnati a verificare l’attività di chi continua ad aprire negozi che poi vendono tutt’altro: questi venditori non pensino di poterci ingannare tutti». Proprio un’incursione della locale, venerdì, ha portato i titolari a vedersi sequestrata buona parte della merce. Il negozio infatti, formalmente registrato come rivendita di biancheria intima, esponeva anche un 30 per cento di bigiotteria, orologi e collanine.