PADOVA - Proseguono le indagini sulla banca clandestina cinese di via dell'Artigianato. Intanto ieri i setti cittadini asiatici in carcere, cinque maschi e due femmine, davanti al Gip Maria Luisa Materia per l'interrogatorio di garanzia si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Affiancati dai loro legali, tutti d'ufficio, hanno però voluto rilasciare dichiarazioni spontanee professandosi innocenti e del tutto estranei ai fatti.

I sette indagati sono accusati di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio, autoriciclaggio, impiego di denaro, beni di provenienza illecita, usura, abusiva attività di raccolta del risparmio, ricettazione, abusiva attività bancaria, abusiva attività di prestazione di servizi di pagamento, abusiva attività finanziaria, trasferimento fraudolento di valori, emissione di false fatture e l'aggravante della transnazionalità. Oggi davanti al giudice per le indagini preliminari compariranno altri otto cittadini cinesi, con misure restrittive più morbide come gli arresti domiciliari e l'obbligo di dimora nel comune di residenza. All'appello però mancano tre asiatici, al momento irreperibili.

Le indagini condotte dalla Guardia di Finanza, con la super visione del sostituto procuratore Claudia Brunino, sono iniziate nel 2024 grazie a una serie di intercettazioni ambientali effettuate nel mondo della malavita organizzata cinese. Alcuni episodi violenti hanno poi portato gli inquirenti sulla pista giusta per scoprire la banca clandestina. Di questi fatti, l'anno scorso, se ne era ampiamente occupata anche la trasmissione "Report" in onda su Rai Tre. L'istituto di credito illegale si trovava all'interno di una palazzo di via dell'Artigianato al numero due. In quei locali i cinesi giocavano anche d'azzardo: il mahjong.