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Ultimo aggiornamento: 7:50
Il centro può diventare periferia e i margini diventare il centro, come certi posti del globo di per sé lontani da tutto, ma nei quali si sono svolti fatti o hanno vissuto donne o uomini che hanno segnato la storia, ad esempio la stazioncina di Astàpovo, dove andò a morire Tolstoj. Lo pensava Giordano Bruno, proclamando (intuitivamente, non certo con i calcoli matematici a lui disponibili allora) la teoria eliocentrica copernicana a discapito di quella tolemaica, ponendo la terra non più al centro dell’universo ma alla periferia del cosmo. Un bell’esercizio di umiltà e relativismo, per il genere umano.
Mi è tornato in mente leggendo Torre Mondovì. Un piccolo paese, tante storie dell’amico Pier Carlo Ansaldi, raccolta di racconti su un paesino del Monregalese che anche per me, dal punto di vista formativo, è stato al centro di tutto grazie a un sacerdote “di frontiera”, uno che dialogò anche con Don Milani e che spiegò il mondo a me, arrivato poco più che adolescente da un liceo torinese.
Si chiamava don Nino Salzotti, e Pier Carlo Ansaldi, nato a Torre e qui per dieci anni assessore e vicesindaco, l’ha conosciuto e ne parla nel suo libro, insieme con altri uomini, donne e animali che lì sono vissuti e si sono fatti conoscere e amare: “Papalin” scappato dal fronte austro-ungarico, il partigiano Umberto Mellino, ucciso dai nazifascisti, gli ultimi lupi nei boschi e il manoscritto dello zio, Aldo Ansaldi. Pier Carlo Ansaldi parla del dialetto, che è “lingua madre”, per tutti noi, da qualunque parte del mondo veniamo: sono i primi suoni che abbiamo sentito nella nostra esistenza, probabilmente fin da quando eravamo nel ventre materno. “Questo libro racconta quello che siamo stati – scrive Pier Carlo – impedendo che allo spopolamento dei paesi segua quello svuotamento della memoria e delle parole”.








