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Nel nostro Paese 1,4 milioni di ragazzi che non studiano né lavorano: è il secondo dato peggiore d’Europa. De Molli: "Ci costano come una manovra finanziaria"
Un esercito di inattivi di 1,4 milioni. A tanto ammonta il numero di giovani che non studiano e non lavorano in Italia costando al Paese quasi 25 miliardi all’anno (pari a 1,23% del Pil Italiano) e annoverandolo come il penultimo fanalino di coda in Europa. Un bagno di realtà per i nostalgici del reddito di cittadinanza alla corte del M5S che in queste settimane stanno facendo ricomparire la misura-Conte nei programmi delle coalizioni di sinistra per le prossime elezioni regionali.
La strada imboccata negli ultimi anni è sbagliata e ci costa caro. «È un’intera manovra finanziaria», evidenzia Valerio De Molli, managing partner e amministratore delegato di The European House – Ambrosetti, sottolineando che «il futuro dei giovani è un tema poco attenzionato. Sono certo - ha aggiunto - che gli imprenditori, i manager e la classe dirigente riuniti qui in sala sapranno fare la propria parte come architetti di un futuro più promettente per i nostri giovani. Fate presto!», è il suo appello.






