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Oltre 1,5 milioni di ragazzi nei settori giovanili. Ma l'ex ministro De Micheli: "Non siamo più capaci di intercettare i talenti"

Se è vero che chi crede nel destino giustifica l'inerzia, l'errore più grande è pensare che sia solo il caso a non aver più dato talenti all'Italia del calcio. «È una questione statistica: in Italia giocano a calcio 1,5 milioni di ragazzi, non è possibile che non ci sia qualcuno di valore. Più probabile che non ci sia chi sa intercettarlo». La lettura è di Paola De Micheli, già vicesegretario Pd e Ministro nel secondo governo Conte, ma anche primo presidente donna della Lega Pallavolo di Serie A maschile. De Micheli introdusse l'obbligo del vivaio alle squadre di Superlega, oltre che l'impiego dei giovani in A3.

Il calcio non è il volley, ma se la riforma di cui il calcio ha bisogno come l'aria deve necessariamente passare dagli investimenti nei vivai. Lo dimostra, in ultimo, il sistema di favoritismi nei settori giovanili. Dove basta che i genitori innaffino di denaro le scelte dei dirigenti hanno raccontato di recente le telecamere de «Le Iene» per garantire un posto al sole ai figli con il sogno di calciatore. Così come centrale è il fatto che in Italia oggi costi di più accompagnare il percorso di crescita di un ragazzino di 12 anni piuttosto che pagare il cartellino di uno straniero maturato all'estero.