Un occhio elettronico che non si spegne mai, puntato su salotti, camere da letto e persino studi professionali, può trasformarsi in una vera «bomba» dal punto di vista della privacy. L’ultimo esempio è il caso portato alla luce in questi giorni da Yarix, il centro di competenza per la cybersecurity del gruppo Var di Treviso, che ha scovato migliaia di filmati rubati dalle telecamere di videosorveglianza, hackerate da pirati informatici e rivenduti online a pagamento. Un portale registrato alle Isole Tonga, raccoglie e organizza oltre 2 mila video provenienti da abitazioni, palestre, centri estetici e persino ambulatori medici. Sono già 150 i filmati italiani identificati, tra cui tre provenienti da una sola abitazione di Verona. Per accedere al materiale basta collegarsi al portale o a un bot dedicato su Telegram e pagare una quota compresa tra 20 e 575 sterline.

Ma come ci si può difendere dalle nuove frontiere del cybercrimine? Lo abbiamo chiesto al professor Mauro Conti, esperto di Sicurezza Informatica e docente presso l’Università degli Studi di Padova, nonché capo del nodo di Padova del Laboratorio di Cybersicurezza Nazionale e del gruppo di hacker etici Spritz (Security and Privacy Research Group)