Sempre più portatili hanno adottato uno strumento per bloccare fisicamente la webcam e impedire che registri per sbaglio. Chi non ha questo piccolo pezzo di plastica integrato può sempre comprarne uno online a pochi euro, da incollare sopra la microscopica telecamera dei laptop.
Oppure, come ci insegnava Mark Zuckerberg nel 2016, basta un po' di nastro adesivo sulla webcam. Una soluzione economica che all'epoca ci era sembrata forse un po' esagerata. Ma non lo era. A ricordarci le possibili conseguenze, appena quattro mesi più tardi, era stato un episodio della serie distopica Black Mirror intitolato «Zitto e balla». In breve: un adolescente viene ricattato da un gruppo di cybercriminali che lo avevano ripreso di nascosto tramite la sua webcam proprio mentre si stava masturbando.
Distopia? No, negli anni abbiamo imparato che la sextortion (dall'unione delle parole inglesi che significano «sesso» ed «estorsione») è una forma di ricatto online che sfrutta il senso di verogna nell'essere stati beccati in contesti sessuali. Quello che sta cambiando in questo panorama di cybercriminalità è il modo in cui questa forma di ricatto viene compiuta. E adesso, secondo il gruppo di ricerca Proofpoint, alcuni gruppi di hacker avrebbero trovato il modo per automatizzare questa forma di estorsione.











