ROVIGO - Calano vertiginosamente i parroci in Polesine e con essi si assiste anche al record storico negativo di più bassa affluenza al seminario. La Diocesi di Adria-Rovigo vede un'ottantina di sacerdoti operativi, ai quali vanno aggiunti quelli in pensione o quelli che per questioni fisiche possono solamente collaborare o anche no. Per questa ragione, da sei anni a questa parte è in atto un processo di "fusione" delle parrocchie, visto che ci sono sempre meno preti e il dato per i prossimi sei anni, è destinato solo che a peggiorare. Il servizio di segreteria della Diocesi ha gentilmente fornito alcuni dati statistici, utili a capire il processo in atto nella Chiesa, non solo nella nostra provincia, ma anche in quelle più grandi. Le parrocchie restano ferme a quota 109, mentre il numero di sacerdoti e parroci in attività pastorale fa registrare il numero più basso, dagli anni Ottanta ad oggi. Fare il parroco oggi è diventata dunque molto più che una missione, essendo più che altro una vera e propria impresa.

I sacerdoti devono occuparsi dello stesso numero di parrocchie. Ci sono numerosi parroci in età avanzata, che non esercitano più, preti giovani con problemi di salute che al massimo collaborano e altri che nemmeno collaborano, in quanto la salute non consente loro di svolgere alcunchè. Un'ottantina sono in attività, a fronte di poco meno di un centinaio rimasti. Negli anni d'oro delle vocazioni, in Polesine si era arrivati a quota duecento, ma la situazione di una quarantina di anni fa era molto diversa da quella attuale. «Siamo una società secolarizzata e si preferiscono altre forme di spiritualià, alla fede cattolica - sottolineano dalla Diocesi di Adria-Rovigo - Va rimodulato e ripensato il modo di agire della parrocchia, che è ancora inteso come vecchio stile. Un tempo infatti venivano create parrocchie per beneficiare di contributi. Questo tentativo con il passare degli anni si è però rilevato fallimentare. Va detto che il concetto di Parrocchia, nasce dal Concilio di Trento (1545-1563). La mobilità delle persone ha contribuito non poco ad arrivare agli attuali dati negativi. Sul versante delle Unità Pastorali non c'è un vero e proprio concetto univoco, che nasce dall'esigenza ad esempio a Sarzano e Mardimago, di unificare tutto, in quanto c'era un solo parroco e quindi bisognava per forza unire le due parrocchie. Molto spesso troviamo resistenze: i classici campanilismi, perché ognuno è geloso del proprio orto. Questo fatto non si fa sentire a Rovigo, dove ci sono parroci in ogni parrocchia, mentre è più presente ad esempio nelle unità di Crespino-Villanova Marchesana-Canalnovo, Pontecchio-Guarda Veneta, quelle altopolesane. Ad Adria sono rimasti due parroci e due vicari, per un totale di otto parrocchie, con il parroco di Bottrighe che ha quasi 80 anni e quindi non mancherà molto che anche questa si unisca ad Adria con le frazioni di Valliera, Bellombra, Baricetta. Ariano nel Polesine si unirà con Rivà, Piano e Corbola, in una nuova unità del Delta del Po, anche se di competenza della Diocesi di Chioggia».