Alla ripresa autunnale, dopo l’approvazione in prima battuta della riforma in tema di ordinamento giudiziario avvenuta alla vigilia della chiusura estiva del Parlamento, cosa possiamo aspettarci sul terreno delle riforme costituzionali? Per formulare qualche previsione legata alla fase politica che stiamo attraversando occorre, a mio avviso, portare l’attenzione su tre aspetti. Sugli umori variabili di un corpo sociale inquieto che appare sempre meno interessato alla politica condotta dai partiti, ma che pur sempre esprime la voce di quel popolo cui la costituzione affida sia la titolarità che l’esercizio delle sovranità nazionale. Sulla politica condotta da un governo caratterizzato da una notevole stabilità, espressione di una maggioranza che per la prima volta trova il suo perno nella presenza di una forza politica in passato esclusa dalla guida del paese in quanto non solo estranea, ma anche ostile ai caratteri originari del nostro impianto repubblicano. Infine, su una costituzione quasi ottuagenaria che nel complesso ha retto sinora bene le sorti del paese funzionando, peraltro, meglio sul terreno delle libertà che sul terreno delle funzioni di governo. Costituzione che sembra attualmente godere, grazie anche all’azione efficace dei suoi organi di garanzia, di un largo consenso nel corpo sociale.