Le prime cause sul copyright contro le big dell’intelligenza artificiale iniziano a produrre segnali concreti. Il patteggiamento tra Anthropic e un gruppo di autori tra cui Andrea Bartz, Charles Graeber e Kirk Wallace Johnson,rappresenta un punto a favore degli scrittori: la società ha accettato un accordo economico riservato pur di evitare un processo che rischiava danni milionari. Stando alle stime, avrebbe potuto comportare risarcimenti fino a oltre un trilione di dollari, dati i circa 7 milioni di opere coinvolte

Il caso nasceva dall’accusa che i modelli linguistici di Anthropic fossero stati addestrati anche su testi coperti da copyright reperiti in archivi pirata. Un giudice aveva già chiarito che, se confermato, non si sarebbe potuto invocare il fair use. La violazione sarebbe stata assimilabile a pirateria, aprendo la strada a risarcimenti pesanti. Il giudice William Alsup, pur riconoscendo il fair use nell’addestramento sui testi acquistati legalmente, aveva invece condannato l’uso di copie piratate da “shadow libraries”.

La vicenda di Meta

Diversa la vicenda di Meta, dove un altro tribunale ha ritenuto l’addestramento dei modelli compatibile con il fair use. Ma la decisione non legittima in assoluto l’uso di opere protette: il giudice Vince Chhabria ha sottolineato che gli autori non hanno presentato prove adeguate a sostegno delle proprie tesi. Nonostante questa vittoria per Meta, il giudice ha precisato che la sentenza non sancisce una legittimazione automatica dell’uso di opere protette per training AI, soprattutto se si dimostrasse un impatto economico negativo