Un tribunale federale di San Francisco ha stabilito, nella serata di lunedì, che Anthropic non ha violato la legge statunitense sul diritto d'autore utilizzando libri senza autorizzazione per addestrare la propria intelligenza artificiale.

Il giudice William Alsup ha dato ragione alla società guidata da Dario Amodei, ritenendo che l’uso dei testi di Andrea Bartz, Charles Graeber e Kirk Wallace Johnson - i tre autori promotori della causa - rientri nel cosiddetto “fair use”, una norma del diritto d’autore statunitense che permette, in certi casi, l’utilizzo di opere protette senza permesso, ad esempio per finalità educative, di ricerca o sviluppo tecnologico.

Le motivazioni della sentenza

Anthropic ha usato i lavori dei tre autori per addestrare i modelli di intelligenza artificiale alla base di Claude, un chatbot che può conversare con un linguaggio naturale.

“La denuncia degli autori non è diversa da quella che farebbero se si lamentassero che insegnare ai bambini a scrivere bene porterebbe a una proliferazione di opere concorrenti”, ha scritto il giudice per motivare la sua sentenza in favore di Anthropic. La legge sul diritto d’autore, ha aggiunto, “ha lo scopo di promuovere la creazione di opere originali, non di proteggere gli autori dalla concorrenza”.