E’ solo il momento del ricordo di «una persona solare e sempre disponibile, così sorridente». Di una «sorella che non ha fatto nulla di male», e che lascia quel che ha seminato: una famiglia unita, due bimbe con cui era «così affettuosa», una comunità forte pronta a sostenere chi ha perso un punto di riferimento.
Le parole del cappellano della comunità latinoamericana padre Vittorio Casalino risuonano nella chiesa di Santa Caterina, che pare quasi incastonata nel perimetro del tribunale dove in queste ore si sta indagando sulla tragica morte di Evelin Moori Chamorro, la 30enne di origine peruviana morta nella notte fra domenica e lunedì.
E’ una cerimonia sentita e partecipata, ci sono naturalmente i familiari della ragazza ma anche tanti bambini, soprattutto le due figlie della donna, di 11 e 4 anni. La maggiore, in particolare, stretta dall’abbraccio di tante compagne e compagni. Non c’era, come era lecito aspettarsi, il padre delle due bimbe e compagno di Evelin.
Al momento l’uomo è indagato per omicidio preterintenzionale dal pm Giuseppe Longo: l'uomo (difeso dagli avvocati Chiara Mariani e Luca Barontini) di fronte alla alla Squadra Mobile ha confermato di avere litigato con la compagna e che però sarebbe stata lei ad aggredirlo fisicamente.










