«Elena è l’ennesima vittima di una società malata, perché incapace di dare valore perfino a se stessa, alle sue risorse e alle sue ricchezze». Don Primo Moioli, il parroco di Cene, nel leggere l’omelia mantiene sempre un tono fermo e deciso. Ha da poco accompagnato fino ai piedi dell’altare il feretro di Elena Belloli, uccisa nel salotto di casa con sei colpi di pistola calibro 22 dal marito Rubens Bertocchi. Che, poi, ha rivolto l’arma verso se stesso, esplodendo il settimo e ultimo colpo. Il nome di Elena viene più volte citato dal parroco, quello del marito nemmeno una volta. «Il femminicidio di Elena ci ha mostrato quanto può essere grande, nell’uomo, il disprezzo per la vita — continua don Primo Moioli —. Soprattutto il disprezzo per la vita più delicata, più dolce, più sensibile. Il disprezzo per la vita di tutte le donne». Poi si rivolge direttamente a tutte loro: «Non dimentichiamolo mai: voi donne siete ricchezza, risorsa necessaria e insostituibile per questa società malata».
Elena Belloli uccisa dal marito suicida, il sacerdote ai funerali congiunti: «I femminicidi un orrore, servono leggi giuste»
La tragedia di Cene, don Primo Moioli: «Elena, ennesima vittima di una società malata. Il suo martirio non sia vano»












