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Le elezioni Regionali stanno creando più problemi ai due leader progressisti che alla coalizione di centrodestra. Ecco perché

Che la sinistra giallo-rossa-verde si metta l’anima in pace. Le Regionali che si terranno nelle prossime settimane, a cominciare dalle Marche, non sono un test sul governo Meloni. L’esecutivo è solido perché la maggioranza di centrodestra, a parte delle normalissime discussioni al proprio interno, è compatta. Tutt’altro si può dire dell’opposizione che si divide un giorno sì e l’altro pure su temi delicati come esteri e politiche economiche.

Trasformare un voto, qualsiasi esso sia, in una sorta di avviso di sfratto per il governo pare stia diventando un’abitudine. I progressisti ci hanno tentato sul finire della scorsa primavera quando si votavano i referendum sul lavoro e cittadinanza che non hanno raggiunto il quorum. Basti pensare a quanto disse Elly Schlein ad urne chiuse. La leader del Pd aveva affermato che "oltre 14 milioni" sono andati alle urne, "più di quelli che hanno votato la destra" mandando la premier Meloni al governo. Contenta lei. L’ormai imminente voto delle Regionali, però, vede Giuseppe Conte, leader del M5s, e proprio la Schlein già sconfitti, seppur per motivi diversi. Sembra strano ma è proprio così.