L’Italia è nel gruppo dei 26 Volenterosi che ieri hanno annunciato di aver trovato un accordo per istituire una «forza di rassicurazione» che schiererà truppe «per terra, per mare e per aria» come garanzia di sicurezza per l’Ucraina una volta cessate le ostilità. Ma rispetto ai toni enfatici che dopo il summit hanno connotato le dichiarazioni pubbliche della presidente della Commissione Ursula von der Leyen, del presidente francese Emmanuel Macron e del primo ministro britannico Keir Starmer, la premier italiana Giorgia Meloni si è distinta per il silenzio.

La prudenza del Governo italiano

Cautela e basso profilo sono le parole d’ordine del Governo italiano, scettico sulla possibilità di una conclusione celere del conflitto russo-ucraino e come sempre poco incline a condividere l’iperattivismo di Macron. Meloni, in videocollegamento da Roma, si è preoccupata più di piantare paletti che di sbandierare ottimismo per un’intesa giudicata comunque di massima (impossibile sapere oggi ciò che davvero servirà all’Ucraina dopo la tregua) e, per ammissione dello stesso leader francese, a geometria variabile: ciascun Paese farà quel che potrà, e soprattutto ciò che risulterà percorribile sulla base delle diverse sensibilità politiche all’interno.