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Lo stilista, che ha chiuso il suo primo bilancio a fine 1976, non ha mai smesso di investire i profitti: dal building di New York fino al Burj Khalifa

Quando nel 1976 la Giorgio Armani chiuse il suo primo bilancio, il fatturato ammontava a 569 milioni di vecchie lire. Oggi l'impero economico creato da Re Giorgio conta quasi 9000 dipendenti, 650 negozi in tutto il mondo, 2,4 miliardi di fatturato, 162 milioni di utile e potrebbe valere fino a 10 miliardi. La Giorgio Armani Spa, mai quotata in Borsa, ha come azionista lo stilista scomparso ieri al 99,9%, con il rimanente 0,1% affidato alla Fondazione che porta il suo nome. I conti fanno registrare un totale attivo di 4,22 miliardi euro e un patrimonio netto perfettamente equivalente. Il patrimonio personale di Armani che è stato stimato da Forbes in quasi 12 miliardi di dollari.

Il gruppo oggi spazia dalle collezioni prêt-à-porter uomo e donna alla haute couture di Armani privé fino alla label Emporio Armani, passando per la linea Armani Casa, i progetti residenziali e l'hospitality, tra hotel, ristoranti e café. Nei decenni ha infatti ampliato la sua attività con accessori, profumi, trucco e abbigliamento sportivo, oltre a design di interni, immobili, ristoranti e alberghi. Cui si è aggiunta, a fine agosto, anche la Capannina del Forte dei Marmi comprata per una cifra di circa 12 milioni di euro. Un affare di cuore, e un ritorno alle origini perché lì negli anni Sessanta conobbe il suo grande amore e socio Sergio Galeotti, scomparso a soli 40 anni nel 1985.