SACILE - Avrebbe compiuto 69 anni il prossimo 21 novembre. La malattia che l'affliggeva ormai da un anno non gliel'ha concesso. Antonio Santin, per tutti e da sempre Toni, si è spento nella notte tra mercoledì e ieri. Abitava a Camolli con la moglie Bianca Maria, insegnante alla scuola dell'Infanzia di Sarone. Il 21 settembre avrebbero festeggiato insieme alle figlie Serena e Nicole 40 anni di matrimonio. «Ha cercato tanto di tener duro fino a quella data, ma non ce l'ha fatta. Ci teneva molto. Lui e la mamma hanno caratteri diversi ma che si compensavano - ricorda la maggiore, Serena, di 37 anni - Papà era uno che si spendeva per gli altri, sapeva aiutare, aveva una parola per tutti. Qualche anno fa aveva passato dei brutti momenti per problemi di cuore che aveva superato stupendo anche i medici. Non a caso lo chiamavano la roccia».
A Sacile in tanti si ricordano di lui, ma con un altro soprannome, più asciutto: il geometra, quasi a dire che non ce n'erano altri. Dall'81 a fine carriera, andò in pensione in piena pandemia, Toni Santin è stato dipendente comunale. Prima all'Ufficio Tecnico e poi a quello dell'Ambiente. Qui collega di Paolo Casetta che lo ricorda come una persona «molto disponibile, anche ironica, si stava bene insieme a lui, si lavorava bene. Era molto collaborativo, tramandava la sua esperienza. Un grande maestro». Continua la figlia Serena: «Sì, lui cercava di aiutare tutti. Quando c'era un'emergenza, prendeva l'auto e andava con la sua squadra di stradini a porvi rimedio - ricorda Serena -. Aveva fatto l'alpino e ne era orgoglioso, ma coltivava anche altre passioni. Era stato per anni arbitro di calcio e in seguito anche commissario della Federazione, con la delegazione di Pordenone». Al bar Mexico di Casut se lo ricordano ancora come campione di briscola, mentre pochi sanno della sua monumentale raccolta di albi di fumetti di Tex Willer. «Li collezionava già da giovane e andava per mercatini a cercare i 2 soli numeri che gli mancavano». Serena lo ricorda anche come un babbo presente, oltre che affettuoso: «Da ragazzina mi portò a vedere il Festivalbar, anche il concerto di Cesare Cremonini, standosene lì con me ad aspettare anche lui sotto il sole per ore e ore». Negli ultimi tempi, saputo dell'aggravarsi delle condizioni del “geometra” «la nostra casa era diventata un via vai di amici che lo venivano a trovare. Chi conosceva la sua passione per l'orto gli portava i pomodori che lui non aveva potuto coltivare» racconta Serena.






