“Le dichiarazioni del governo israeliano sono mirate a intimidire e a far diminuire i partecipanti alla Flotilla,

perché 40 barche è difficile fermarle senza usare la violenza. Ma la nostra risposta è questa: sarà la gente che soffierà sulle vele delle barche. Quando ci sarà il primo contatto, avvicinandoci a Gaza, le persone scenderanno nelle piazze con presidi ventiquattro ore su ventiquattro. E scenderanno in piazza i lavoratori, dando vita a scioperi generali. Una mobilitazione generale: bisogna prendere atto che il popolo vuole un mondo diverso”.

Stefano Rebora, presidente di Music for Peace, pronuncia queste parole nella sala Caduti di Nassirya del Senato, a Roma, durante la conferenza sulla missione della Global Sumud Flotilla, seduto accanto a Maria Elena Delia, portavoce della delegazione italiana. Nelle ore in cui la politica scende in campo e quattro parlamentari si preparano a salpare (l’eurodeputata di Avs Benedetta Scuderi, il senatore M5s Marco Croatti e il dem Annalisa Corrado e Arturo Scotto), Rebora - che salperà da Catania con José Nivoi del Calp il 7 settembre – racconta il miracolo della raccolta che si avvicina ora alle 400 tonnellate di aiuti.

“Questo è il nostro modus operandi – sottolinea - stiamo continuando a lavorare, abbiamo incartonato 180 tonnellate e ne abbiamo altrettante”, mentre la sala lo applaude. “Quando saremo in barca – sottolinea - non avremo gli attivisti e 45 tonnellate, ma avremo attivisti e 500 mila persone a bordo con noi, e quelle saranno la nostra forza”. Torna sulla notte dei 50 mila di Genova: “Una fiaccolata emozionante, la forza di quello che è successo è che è partita dal basso, non sono le associazioni che hanno chiamato all’adunanza le persone, ma sono le persone che hanno dato vita a questo. Loro saranno il vento delle barche”.