Sono trascorsi 750 anni dal 10 agosto 1275 quando gli Astesi corsero il primo Palio sotto le mura di Alba, città all’epoca nemica di Asti, con la quale gareggiava per il numero di torri, simbolo di ricchezza dei lori mercanti che avevano accesso ai mercati del Nord Europa. Ad Asti la corsa con animali cavalcati a pelo era un uso durante le feste patronali di San Secondo: la chiesa a lui dedicata nell’omonima piazza è una delle principali attrazioni cittadine.
Da allora, il Palio ha accompagnato la storia della città tra alterne vicende. Cavalli e fantini concorrenti sono diventati il simbolo di uno dei 21 tra rioni, borghi e comuni che partecipano alla giostra equestre. Il Palio è diventato un rito collettivo, una competizione agonistica che in otto secoli ha assunto i toni di una gara identitaria alimentata dalla passione partigiana.
Lo si si corre in un giorno, ma la sua preparazione dura un anno. E la corsa è preceduta da precisi rituali: la scelta del maestro del Palio che dipinge il drappo. Le cene propiziatrici di ciascun rione, borgo e comune: in una città che ha nella gastronomia, oltre che della produzione vinicola, il suo più forte punto di attrazione, come testimonia la Douja d’Or, la fiera enogastronomica che segue il Palio.









