SACILE - «Ho aperto la busta così, tanto ero sicuro che dentro ci fosse solo della pubblicità» invece quando ha letto i due fogli che si trovavano all'interno ha fatto un salto sulla sedia. A R.M., 78enne sacilese, viene intimato di pagare alla Dars di Lubiana la somma di 150 euro. Si tratta di una sanzione che gli viene comminata perché non avrebbe pagato la Vigneta elettronica, che in Slovenia corrisponde al pedaggio autostradale. Il sacilese si arrabbia moltissimo perché è certo di averlo pagato quel pedaggio e ne ha le prove. Tutte tranne l'unica che per la Dars sembra essere essenziale a comprovare il pagamento.
In pratica lo scontrino battuto dalla prima stazione di rifornimento che si trova oltre il confine di Nova Gorica - spiega R.M. - tagliandino che mi hanno fatto controfirmare, a loro dire per avere la prova che la targa che io ho dichiarato è quella giusta». Già questo primo particolare non quadra. In quale sistema la ricevuta di un pagamento resta a chi incassa e non a chi ha pagato? E poi, perché la necessità da parte del benzinaio di cautelarsi sul numero di targa? In teoria, perché dovrebbe rispondere dell'esatta combinazione di lettere e numeri, qual è la sua responsabilità in merito? Ammesso e non concesso, non bastava guardare la targa del veicolo del richiedente, ovvero mettere il naso fuori dal box? Tant'è, il 78enne, pur scaltro, non è uno che attraversi la frontiera ogni giorno e dunque si adegua, convinto di aver ottemperato al suo dovere e dunque di essere in regola. «Parliamo tra l'altro di una cifra tutt'altro che stratosferica, 16 euro. Era il 18 giugno e la multa mi è arrivata nei giorni scorsi, più di due mesi dopo». Nell'avviso della Dars ci sono anche le foto del mezzo, un furgoncino, e la relativa targa (corrisponde).






