Dopo il vertice alla Casa Bianca i volenterosi si erano ripromessi di fare in fretta sulle garanzie di sicurezza da dare all'Ucraina e in effetti, in meno di tre settimane, ci siamo.
Volodymyr Zelensky vola a Parigi da Emmanuel Macron per l'ennesimo giro di tavolo, domani, co-presieduto con l'alleato britannico -- alcuni leader ci saranno in presenza, altri si aggiungeranno in remoto. Poi, tutti insieme, si collegheranno con Donald Trump. "Noi siamo pronti, l'Europa è presente all'appuntamento", dice il presidente francese nel cortile dell'Eliseo.
Gli ingredienti, a grandi linee, si conoscono. Primo: un esercito ucraino forte, quindi nessuna limitazione alla cooperazione con l'Occidente. Il tycoon non ha nessuna intenzione di foraggiare Zelensky gratis - spara cifre enormi erogate dal predecessore Biden ma sono numeri di fantasia - tuttavia è ben contento di vendergli armi, soprattutto se le pagano gli europei. Secondo: il Vecchio Mondo farà la parte del leone, con un mix tra 'boots on the ground' (fra chi ci sta) e garanzie sulla falsa riga dell'articolo 5 della Nato, vincolanti a vario titolo. Kiev non vuole più promesse vane, come in passato, ma tra qui a scendere nelle trincee spalla a spalla dovesse Mosca attaccare di nuovo ce ne corre e dunque le misure offerte potrebbero essere varie. Terzo: la fornitura da parte degli Usa del materiale strategico necessario a mettere a terra l'operazione (velivoli da trasporto, satelliti, intelligence, protezione aerea).










