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3 SETTEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 15:51
In Italia, solo 13 Regioni garantiscono ai loro cittadini gli standard essenziali di cura. Il divario territoriale è molto forte. Al Sud sono solo tre: Puglia, Campania e Sardegna. I dati, riferiti al 2023, sono stati diffusi dal ministero della Salute e valutano l’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza (Lea), ovvero le prestazioni sanitarie che Regioni e Province autonome devono garantire gratuitamente o attraverso il pagamento del ticket. Una sorta di pagella ufficiale, realizzata dal ministero per valutare i servizi sanitari regionali. Ma la già non rosea situazione descritta dal monitoraggio potrebbe essere fin troppo ottimistica. Secondo la Fondazione Gimbe, infatti, il sistema di monitoraggio ministeriale è uno strumento basato su pochi indicatori e soglie di sufficienza troppo basse, che appiattiscono le reali differenze tra le regioni.
Dopo che il 6 agosto il ministero ha pubblicato la “Relazione 2023 del monitoraggio dei Lea”, Gimbe ha condotto un’analisi indipendente per misurare le differenze regionali nel garantire i diritti fondamentali di salute, con particolare attenzione alla frattura Nord-Sud e alla variazione della performance tra il 2022 e il 2023. Lo strumento utilizzato per la valutazione prevede tre macro aree di giudizio: prevenzione collettiva e sanità pubblica; assistenza distrettuale; assistenza ospedaliera. Ogni Regione, per ciascuna delle tre aree, può ottenere da 0 a 100 punti. Per essere considerata adempiente deve raggiungere il punteggio di almeno 60 punti in tutte le aree. Considerato che il ministero non restituisce un punteggio unico per la valutazione complessiva degli adempimenti Lea, Gimbe ha elaborato una classifica sommando i punteggi ottenuti nelle tre aree.









