Il cuore di Azzurra è nato a Dakar, Senegal. Ventiquattro anni fa, di qui a una settimana, Momo Diouf, pivot di centimetri 208 della classe 2001. Ventuno Saliou Niang, ala di centimetri 199 della classe 2004. Ancora tenendo insieme la coppia, questo cuore batterà presto per la Virtus Bologna, ornata di scudetto e occhiuta sul mercato, ma ora conta che lo faccia per la nuova patria comune.

Arrivati da piccolissimi, cresciuti qui

Patria vera, senza gabole di passaporti stampati in fretta e furia. Momo arrivò a Sant’Ilario d’Enza a quattro anni, Saliou a Mandello Lario a due. Ragazzi e giocatori cresciuti qui. Chi li ha visti ieri sera, li ha notati migliori in campo in un epico successo azzurro sulla Spagna. L’Europeo dell’Italia andrà così a continuare, e chi volesse rivederli li incrocerà domani contro Cipro, ultima partita del girone di Limassol prima di quelle decisive alla fase finale di Riga. Meglio: Diouf sì e Niang probabilmente no, contando che la storta alla caviglia rimediata ieri, atterrandoci sopra dall'ennesimo balzo insensato, non sia troppo seria. A ore sapremo, e s’andrà avanti monitorando.

Il percorso irregolare dei due talenti

Bandiera dello sport multietnico del terzo millennio, la ditta Diouf & e Niang ne solca tragitti irregolari, a monte dei momenti di gloria. Oggi diranno in tanti “L’ho visto prima io”, ma ieri furono più gli infedeli che li avevano bocciati. Diouf è cresciuto a Reggio Emilia, esordendovi in serie A, poi lì a un certo punto pensarono che Faye, l’altro senegalese allevato in casa, più giovane di quattro anni, fosse più futuribile di lui (l’ha preso Parigi, infatti, giocherà in Eurolega). Diouf finì in Spagna al Breogan nel ‘23, ma un guaio al ginocchio ne mozzò subito la stagione. Tornò allora sulla via Emilia: estate ‘24, Bologna, casa Virtus.