A un certo punto una domanda spezza la mistica. Quella della litania di bro, frà, zio, raga e bella lì, ma soprattutto dei ruggiti della folla, cadenzati, regolari. «Scusate, ma cosa sta succedendo?». A farsi coraggio è una signora anziana, ha il nipote sottobraccio e più che stupita sembra quasi turbata. La perplessità ha una sua logica. Sono le cinque del pomeriggio e il campetto di basket di viale Lazio è affollato da migliaia di giovanissimi in cerchio attorno a qualcosa che da fuori non si riesce a vedere. E infatti per guadagnare una visuale migliore c’è chi è si è issato in piedi sui sellini delle e-bike parcheggiate lungo la via, chi sulle reti di recinzioni, chi si è addirittura arrampicato sugli alberi e penzola ora dai rami come un frutto maturo. Tutti in preda a un’eccitazione che trascende l’isteria collettiva. Tutto, pur di vedere lui. «Ma lui chi?», incalza la pensionata. Ecco, lui chi. «Emmecappa». La signora non afferra. Mosso a compassione, un ragazzo sovrasta il boato e scandisce: «Mk, Matt Kiatipis!». La signora rinuncia a capirci qualcosa e se ne va.