A causa della situazione congiunturale, il mercato delle fusioni e acquisizioni naviga a vista nel 2025. È vero che a sostenere il settore sono i grandi investitori, soprattutto quelli di private equity, con focus sulle infrastrutture e sul settore finanziario, ma bisogna anche rilevare come i potenziali compratori siano diventati molto più prudenti nel valutare un’acquisizione.
«L’instabilità geopolitica – spiega Eliana Catalano, managing partner allo studio BonelliErede – in particolare il conflitto in Ucraina, le tensioni tra Cina e Stati Uniti, e l’instabilità in Medio Oriente nonché i timori sui dazi e i loro effetti, hanno acuito l’incertezza a livello globale, influenzando direttamente le decisioni di investimento. Nell’attuale situazione diventa molto complicato valutare le aziende e la loro profittabilità nel breve-medio termine».
«Osserviamo semmai – rileva Paolo Ghiglione, partner di Baker McKenzie – l’allungamento di tempi nell’esecuzione delle singole operazioni, che rallentano, si fermano, poi riprendono e così via: è un fenomeno tipico degli ultimi anni, conseguenza indiretta della situazione geopolitica e delle tensioni sui mercati».
Di sicuro l’incognita Trump, che potrebbe avere conseguenze sull’economia e quindi sul mercato M&A mondiale, sta incidendo, anche se «l’attività M&A in Italia – afferma Gabriella Covino, partner dello studio legale Gianni & Origoni e membro dello steering committee di Gop – dovrebbe essere in ripresa sostenuta da un contesto di tassi più favorevoli e dalla crescente domanda di tecnologie innovative».







