Un’altra traccia, un altro profilo genetico. Garlasco, l’omicidio di Chiara Poggi ha un legame a doppio filo col dna. La “prova regina” dei processi, soprattutto di quelli che finiscono in tivù, la chiave per la svolta, una porzioncina, minuscola, praticamente un granello, di materiale umano in grado di raccontare l’irraccontabile. Solo che qui, in questa vicenda che va avanti da diciotto anni, per questo delitto che non trova pace nonostante una sentenza passata in giudicato, di piste del dna se ne sono viste già diverse. L’ultima è recentissima.

Ci sarebbe un campione di dna repertato dal pollice della mano destra di Chiara, contrassegnato dai carabite nei marcatori studiati, dovuto verosimilmente a un’amplificazione random e quindi causale del dna» non permetteva un’analisi puntuale, la relazione dei tecnici e dei laboratori era stata chiara. Via non percorribile. Almeno due decenni fa. Adesso può esserci uno scenario diverso. La mano destra di Chiara, tanto per cominciare, è quella su cui si concentra (di nuovo) la procura di Pavia che qualche mese fa ha riaperto il fascicolo e iscritto nel registro degli indagati una persona sola, Andrea Sempio, l’amico del fratello della ragazza. Sul mignolo di quella mano, poi, sono stati trovati altri riferimenti biologici che secondo gli inquirenti sono riferibili proprio a Sempio. Ancora: esisterebbe altro materiale genetico, altre tre tracce, presumibilmente femminili, in altri (e differenti) punti della villetta di via Pascoli.