Di festa ancora non si parlava. L’invito ai compagni dell’Unità stampato sui volantini recava la più vaga definizione di «scampagnata», in ossequio a una sobrietà della comunicazione resa obbligata dalla guerra appena finita e da una conta dei morti che continuava ad aggiornarsi. «Tutti a Mariano Comense per la grande scampagnata dell’Unità!», si leggeva sulle partecipazioni. La storia del più grande raduno della sinistra italiana - capace di sopravvivere al partito e al giornale che lo inventarono - comincia così, domenica 2 settembre 1945, ottant’anni fa. Nel luogo che non ti aspetti, non nella rossa Emilia ma in quello che negli anni a seguire sarebbe diventato inespugnabile fortino democristiano prima e leghista poi.