Ogni scenario è subordinato al cessate il fuoco, ma l'Italia resta contraria a ogni ipotesi di 'boots on the ground'.

Da Palazzo Chigi si cerca di frenare quella che può sembrare un'accelerazione sui piani per l'invio di truppe di Paesi europei volenterosi, a cui hanno fatto riferimento, per la prima volta in maniera decisamente chiara, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e l'Alta rappresentante Ue Kaja Kallas. L'Italia non è disponibile a questa soluzione, e in quest'ottica si fa ancora più delicata la preparazione della nuova riunione della coalizione a trazione franco-inglese.

La premier, che per seguire gli sviluppi del processo di pace ha annullato una missione prevista in questi giorni nell'Indo-Pacifico, prenderà parte al vertice di giovedì mattina. E a sentire i suoi è una scelta del tutto naturale, visto che l'Italia fa parte della coalizione e Meloni, a parte la riunione di metà maggio a Tirana, ha partecipato, in presenza o da remoto agli appuntamenti con gli alleati, da ultimo la call del 17 agosto, seguita dal vertice alla Casa Bianca con Donald Trump.

Al momento è previsto che lo faccia in videocollegamento, in una giornata in cui a Palazzo Chigi sono in agenda anche il Consiglio dei ministri e alle 18 la visita del presidente della Polonia Karol Nawrocki. Dietro le quinte si profila un coordinamento Roma-Berlino. E non è detto che il programma possa cambiare. Soprattutto se a Parigi, oltre ad Emmanuel Macron e Keir Starmer, pronti a ricevere Volodymyr Zelensky, si dovesse presentare anche il cancelliere Friedrich Merz, che quel giorno sarà in Francia, a Evian, per un incontro con il presidente francese. La Germania ha stigmatizzato la scelta di von der Leyen di discutere in pubblico dell'ipotesi di invio di soldati.