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Ultimo aggiornamento: 17:58

L’estate sta finendo diceva un tormentone estivo di qualche anno fa. Un anno se ne va continuava. Mai nessun ritornello è più adeguato al periodo scolastico ed universitario che inizierà a breve e che coinvolgerà con regole nuove l’accesso ad un futuro in camice bianco.

Il governo pensava di aver risolto il problema della scarsità di medici abolendo i test di ingresso. Almeno questo è quello che hanno pensato. In realtà secondo me avrebbero dovuto farlo veramente, come dico da anni, visto che anche da esperienza ormai lontana nel tempo, la selezione è naturale. Molti rinunciano realmente durante il lungo percorso di studio di sei anni per Medicina e Chirurgia e di quattro anni di Specializzazione obbligatoria per entrare dopo 10 anni, se tutto va bene, nel mondo del lavoro alla soglia dei 30 anni quando, in altri campi, la carriera può essere già molto avanti.

Per questo non sono per nulla stupito dalle notizie di questi giorni per cui molti aspiranti medici rinunciano a completare l’iscrizione a Medicina e Chirurgia dopo aver compreso che i test vengono solo spostati dopo un periodo di sei mesi. Non c’è stato un boom di iscrizioni proprio per l’incertezza della possibilità reale di potersi iscrivere se non dopo aver superato i test nazionali programmati per il 20 novembre ed il 10 dicembre prossimo. Gli iscritti ai test sono circa 50.000 su circa 24.000 posti con una percentuale del 70% di donne. Ma se avessero voluto in questo modo liberalizzare l’accesso occorreva permettere ad esempio la possibilità di test gratuiti su semplici basi sanitarie (il test costa 250 euro quest’anno).