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Domenica il presidente cinese Xi Jinping ha incontrato a Tientsin, in Cina, il primo ministro indiano Narendra Modi. L’incontro era molto atteso dato che Modi non visitava la Cina da sette anni e negli ultimi cinque anni i rapporti fra i due paesi erano stati estremamente tesi per via di una disputa territoriale che si era aggravata nel 2020. L’incontro, da cui non ci si aspettava che uscissero novità concrete, ma che serviva come un primo momento di confronto, è avvenuto durante la 25esima riunione dei capi di Stato e di governo dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai, un organo guidato da Cina e Russia che promuove l’alleanza economica e militare fra paesi non occidentali.

Per Xi la riunione, a cui partecipa anche il presidente russo Vladimir Putin, è un’occasione per rafforzare la sua influenza globale, ponendosi come un punto di riferimento per i paesi che si sono allontanati dagli Stati Uniti a causa degli estesi dazi imposti dal presidente Donald Trump. È una strategia che la Cina adotta da decenni e specialmente nei momenti di crisi in Occidente, e con cui punta a presentarsi come una «fonte di stabilità e certezza» in un contesto di insicurezza globale. In questi giorni il paese su cui si è più concentrata è appunto l’India, il suo principale concorrente nel continente asiatico, finora molto vicino agli Stati Uniti.