Bologna, 30 agosto 2025 – Nessun ripensamento. Anzi un appello allo Stato perché “faccia la sua parte e metta le città in condizioni di difendersi dallo spaccio”. E un invito a governo e maggioranza “a collaborare, ognuno secondo le proprie competenze”. Dopo giorni di polemiche roventi, di esposti ai carabinieri che chiedono di indagarlo per “favoreggiamento dell’uso di sostanze stupefacenti” e “istigazione a delinquere”, il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, mette un punto fermo sulla vicenda delle pipette per il crack che, sotto le Due Torri, saranno distribuite a circa 300 consumatori a spese del Comune.
Sindaco Lepore, l’iniziativa va avanti?
“Sì. Anzi, bene che finalmente si parli di queste pipette, perché come sindaci sono due anni che ci sgoliamo per dire che il crack è una vera e propria emergenza, così come tutte le droghe sintetiche che ormai entrano a fiumi nelle nostre città per mano della criminalità organizzata. Con il governo abbiamo condiviso questa emergenza e la necessità di fermarla prima che diventi una vera e propria epidemia nazionale”.
Prima obiezione: non lo si fa certo assicurando ai consumatori strumenti sterili per continuare a drogarsi.
“Ecco, su questo vorrei che tutti capissero che cos’è il crack e quali sono i suoi effetti. Chi lo consuma, compra una sostanza che ha un costo bassissimo e di cui in breve diventa schiavo, nel vero senso della parola. I cittadini che vedono queste persone le chiamano ’zombie’, una definizione purtroppo butta ma azzeccata, perché si tratta di assuntori che si fanno anche dieci volte in un unico giorno e che, soprattutto, sono difficilmente avvicinabili da chiunque. Dunque, dare loro strumenti sterili come le pipette, o aiutarli con l’unità di strada quando stanno male o si feriscono, è l’unico modo per stabilire un contatto e provare a farli uscire dalla dipendenza. Così abbiamo agganciato già un centinaio di persone. Non siamo l’unica città a farlo in Italia: le pipette vengono distribuite da tempo a Torino, Palermo, Parma e Reggio Emilia, solo per citarne alcune”.












