Per più di 7milioni di studenti italiani la scuola ricomincia l’8 a Trento e Bolzano e dopo una settimana in Calabria e Puglia, il 15 settembre. Si torna tra i banchi con alcune novità: il divieto di uso del cellulare in classe (per tutti), l’introduzione del voto in condotta e il via alla costruzione di 45 Campus negli Its. Sopravvivono vecchi problemi: dal reclutamento e precariato dei docenti fino agli annosi problemi di sicurezza e agibilità degli edifici scolastici. La Stampa ha chiesto a quattro docenti di scrivere una lettera agli studenti per rivolgere loro un augurio per l’anno scolastico 2025/26.

La famiglia è come l’Aula. Separiamo le carriere

Stefania Auci: «Vi auguro la voglia di indignarvi»

Cari ragazzi, un altro anno di scuola ci attende. Un anno complicato, pare, con tanti salti a ostacoli e con poche risorse. Ma tant’è: la scuola italiana vive da anni in emergenza. Per cui, facciamo sforzo di immaginazione, mettiamoci una dose di buona volontà e andiamo avanti.

Ciò che vi auguro è di non chinare la testa dinanzi alle ingiustizie e di avere professori che vi aiutino a districarvi in questo mondo; che tra un’equazione e una lezione sui phrasal verbs vi insegnino a vedere ciò che di bello c’è attorno a noi e dentro di noi. Sapete, credo che questo sia il vero ruolo dell’istruzione. Non solo dare nozioni e certificare competenze ma aiutare i ragazzi a “vedere”. Ad accorgersi delle storture della società, a resistere davanti alle ingiustizie, a percepire l’importanza della bellezza e della meraviglia. Invece noi adulti – e insegnanti – spesso trascuriamo questi aspetti e ci fermiamo davanti all’idea di dover somministrare saperi e conoscenze . È un grosso torto quello che vi è stato fatto, ragazzi. Dobbiamo dirlo. Per questo spero che quest’anno sulla vostra strada possiate trovare docenti che hanno voglia di guardare il mondo con voi. Che insieme alle scienze della terra vi facciano vedere la meraviglia di un pianeta che guarisce quando gli esseri umani se ne prendono cura.