In Svezia li chiamano latte pappor. Sono padri con un passeggino da spingere e un cappuccino in mano, che non si vergognano di rallentare la carriera per dedicarsi al pesante e bellissimo gesto della cura. In Italia, invece, si pensa ancora che il congedo parentale sia una vacanza, e che la virilità si misuri in straordinari in ufficio, o peggio in gruppi Facebook o forum dove ci si scambia foto delle mogli, delle sorelle o addirittura delle figlie altrui come fossero calciatori Panini. Esplosi come fenomeno social, i Latte Dads sono la caricatura rovesciata dell’uomo mediterraneo: curati e presenti, con la borsa del cambio sulle spalle e appunto un caffè lungo - da qui l’americano transfer etimologico del termine “latte”. Il fenomeno è partito dalle strade di Stoccolma, dove i latte dads sono diventati velocemente i padroni del paesaggio svedese: questi padri non vivono la cura dei figli come un’eccezione o un sacrificio, ma come parte integrante della propria identità.
Icone sexy
Il paradosso è che i Latte Dads vengono percepiti come sexy. Negli Stati Uniti li hanno definiti “la prima forma di mascolinità veramente attraente”, in forte contrapposizione con il modello tradizionale del maschio “alfa”. I padri col passeggino non hanno nulla da dimostrare: hanno già fatto la scelta più radicale, quella di esserci per le persone che davvero contano. E questo è un forte segno di autodeterminazione più di qualsiasi altro escamotage patriarcale.






