Dopo lo sprint di un ultimo weekend, con un 6 strappato per il rotto della cuffia si chiudono i saldi estivi torinesi, iniziati lo scorso 5 luglio.
La situazione non è incoraggiante: niente più code davanti ai negozi, le vie si affollano per la prima settimana e poi altrettanto velocemente si svuotano. C’è chi incolpa il caldo che è arrivato troppo presto e poi ha disertato per quasi un mese, chi i saldi li sposterebbe a maggio e chi a settembre. Quel che è certo è che non si tratta più di un evento da segnare sul calendario.
«I dati di quest’estate rispecchiano le aspettative e ci confermano quanto abbiamo notato già l’anno scorso: la situazione è ben diversa rispetto agli anni passati, la gente non sfrutta più i saldi per acquistare il capo particolare che non si è potuta permettere durante l’anno ma va alla ricerca del quotidiano, senza mai eccedere. Non c’è più l’abbigliamento che crea lo status symbol, ormai i saldi sono per le necessità, anche per i giovani» dichiara Roberto Orecchia, coordinatore del Gruppo Moda di Ascom Torino e titolare dello storico negozio di abbigliamento Vestil.
Un quadro ampiamente confermato da tutti i commercianti torinesi, che portano a casa queste otto settimane di saldi con un po’ di rassegnazione e una punta di amaro in bocca. Se lo scontrino medio ha rispettato le previsioni e si è mantenuto sui 140 euro (come l’anno scorso), il sentimento generale è di lieve insoddisfazione.






