Smandrappati a Venezia e gondolieri per Hamas: e potremmo tranquillamente aprirla e chiuderla così. Con un’ignoranza e un’inconsapevolezza da togliere il respiro. Prendi questa scenetta: uno dei leaderini della giornata è l’ululante Tommaso Cacciari (professione nipote, nel tempo libero attivista da centro sociale). Il capetto allontana un manifestante che porta un cartello orrendo (“liberiamoci dalla tirannia ebraica”), ma non fa un plissé davanti allo striscione ben più orrendo che vuole proprio eliminare Israele (“dal fiume al mare”). Niente da fare: nemmeno si rendono conto della gravità di quello che dicono e scrivono. È stata una scena da b-movie: attori scarsi, figuranti raccattati tra i soliti gruppettari di sinistra, tanto odio, e altrettanta smania di presentarsi come quelli “buoni e giusti”. Gli inglesi usano un’espressione sgradevole ma azzeccatissima: virtue-signalling, letteralmente “segnalazione di virtù”, per indicare un’attitudine farisaica a esibire posizioni generalmente accettate, per cercare l’applauso facile, il consenso a buon mercato, il like a costo zero.

Ma poi, tolto il velo di cipria (e di ipocrisia), cosa resta? Una supersintesi orrenda come sostanza politica della chiassata: tutto tranne Israele, tutti tranne che gli ebrei, dialogo sì ma più che altro con Hamas. È questo ciò che si ricava, a colpo d’occhio e d’orecchio, avendo seguito la scenata veneziana di ieri promossa dal solito caravanserraglio di sigle: centri sociali del Nord Est, Anpi, Venice for Palestine, e una miriade di altri gruppice lo si perdoni ma esce proprio dal cuore - irrilevanti e intercambiabili. Così come appare allo stesso modo irrilevante e intercambiabile l’elenchino dei vip (veri, presunti, aspiranti, in prova o invece stagionatissimi) che si sono uniti alla carnevalata. Siamo sempre lì, dentro la nuvoletta di tristezza che avvolge i vari Michele Riondino (con bandierina palestinese sullo smartphone, e siamo praticamente all’assemblea del liceo okkupato), Tecla Insolia, Roberto Zibetti, Donatella Finocchiaro, più l’inevitabile Zerocalcare in omaggio, e (riferiscono le agenzie) un cameo di Ottavia Piccolo. Questa la fauna, accanto agli sbarcati dalla nave da Marghera. Il resto lo immaginate: bandieroni palestinesi (e bandierine su barchette di carta), pugni chiusi, più kefiah per tutti. E, sullo striscione, il già citato slogan “dal fiume al mare”, cioè l’auspicio della cancellazione di Israele. E infatti cosa conta, alla fine della fiera? Conta (poveracci, speriamo almeno che ne siano stati tutti pienamente inconsapevoli: ipotesi da non escludere affatto) che si siano coralmente offerti come piccola massa di figuranti e comparse funzionali alla propaganda anti-Israele e pro Hamas. Presupponiamo l’ipotesi della buona fede. Ma, anche a essere un po’ tonti, come si fa a non capire che pure questa carnevalata contribuisce alla narrazione del gruppo terrorista? Di più: allontana il momento in cui Hamas si deciderà a rilasciare gli ostaggi, a deporre le armi, ad accettare di farsi da parte.