A ogni modo, la rete di solidarietà nei confronti dell’architetto giordano Mohammad Hannoun e degli altri otto individui fermati con l’accusa di aver finanziato Hamas con oltre sette milioni di euro è ormai consolidata. Poco importa, a loro, delle troppe ombre attorno a tali figure che l’inchiesta condotta per mesi da Il Tempo ha portato alla luce. Tanto che raccogliere fondi, coordinarsi con le varie associazioni in giro per l’Europa e trovare persone per distribuire i soldi ad attivisti e prigionieri affiliati ad Hamas una volta giunti a destinazione risulterebbe, per gli antagonisti, qualcosa di poco conto per cui sarebbe ingiusto essere processati. E come già sostenuto dal Partito Marxista-Leninista e ribadito nel corso del corteo, si tratterebbe di un «intollerabile attacco del governo Meloni, Mussolini in gonnella, alla resistenza del popolo Palestinese». A preoccupare però è il supporto incessante, velato e non, di buona parte della sinistra istituzionale, che ancora una volta ha perso l’occasione per schierarsi dalla parte giusta della barricata e quindi in difesa della legalità. Legittimando, di fatto, un altro raduno anti governativo capeggiato dai professionisti del disordine. Sempre con la kefiah al collo, infatti, i manifestanti hanno poi raggiunto il consolato Usa di largo Donegani dove era già in corso un presidio di protesta a cui hanno partecipato circa in 300 per «chiedere l’immediata interruzione dell’azione militare americana».