Mancano pochi giorni all’avvio delle lezioni in Lombardia: il 5 settembre ripartono le scuole dell’infanzia, il 12 tutte le altre. E a brevissimo scatteranno le procedure per le supplenze, quando il provveditorato effettuerà il primo “clic”: l’algoritmo abbinerà i posti vacanti agli insegnanti inseriti nelle graduatorie provinciali per le supplenze (Gps).

Quest’anno in Lombardia, stimano i sindacati, serviranno circa 20mila supplenti, di cui 8.500- sono sempre stime- solo a Milano. Ma il vero banco di prova arriverà nelle 48 ore successive, quando i docenti dovranno prendere servizio. È lì che si valuterà la portata delle rinunce, fenomeno che negli anni ha reso particolarmente complicate le nomine soprattutto a Milano e in Lombardia. I sindacati sanno che molte andranno a vuoto e a quel punto prenderà il via quello che ormai definiscono «il valzer delle supplenze e delle rinunce».

Perché tanti insegnanti rinunciano? Il problema, denunciano i sindacati, è che Milano e la Lombardia non sono attrattive per i docenti, soprattutto precari. Gli stipendi restano gli stessi, ma il costo della vita – affitti, trasporti, utenze – è più alto rispetto ad altre regioni. Non è solo un problema per chi arriva dal Sud, ma anche per i milanesi.