L’errore che gli europei potrebbero commettere ora è illudersi che l’impianto dei dazi di Donald Trump sia indebolito dalle sentenze e la sfida diventerà meno urgente. È vero il contrario: poco importa che Bruxelles e le principali capitali del continente non sembrino pronte ad accettare questa realtà. Perché non solo le sconfitte della Casa Bianca in tribunale sulla legalità delle tariffe a tappeto — per l’Unione europea, al 15% — non freneranno l’attuale ondata protezionista; in parallelo, l’amministrazione sta anche lavorando ad aumentare la coercizione sull’Unione europea e sui singoli Stati. Per questo non è neppure escluso il ritorno di una versione della «Section 899», la misura che tassava di più i redditi da capitale di certi investitori esteri comparsa e poi esclusa dal Big Beautiful Bill (la legge approvata in luglio che taglia le tasse in gran parte ai più facoltosi).