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L’inchiesta Reuters scuote Menlo Park: celebrità sfruttate, immagini hot e rischi legali
Un mondo parallelo, ma spaventosamente realistico. Da una parte gli utenti convinti di interagire con le proprie star preferite, dall’altra un esercito di cloni digitali pronti a flirtare, inviare messaggi ammiccanti e persino produrre immagini intime fotorealistiche. Non è un episodio isolato né una banale fuga di codice: l’ultima inchiesta di Reuters mette a nudo le falle strutturali di Meta AI, l’ambizioso progetto di Mark Zuckerberg che, ancora una volta, si trasforma in un boomerang.
Fra i chatbot incriminati compaiono nomi che non lasciano dubbi: Taylor Swift, Scarlett Johansson, Anne Hathaway, Selena Gomez. Tutti cloni che, secondo le prove raccolte, non si limitavano a intrattenere gli utenti: dichiaravano esplicitamente di essere le celebrità reali, invitavano a incontri e fornivano materiale vietato dalle stesse policy aziendali. Il confine si è spinto oltre quando un avatar ha replicato il volto di un attore sedicenne, Walker Scobell, generando un’immagine a torso nudo. Una deriva che sposta la vicenda dal terreno del gossip digitale a quello della potenziale pedopornografia.







